Aptonomia: incontrarsi attraverso il pancione

Comunicazione e relazione intrauterina

Sembra un nome difficile.
Aptonomia.
Una tecnica?
Uno strumento?
Poco conosciuta in Italia fino ad ora, sta negli ultimi tempi prendendo sempre più spazio.

Ma vediamo meglio: che cos’è L’aptonomia?
Ideata a metà del 1900 da un’idea di Frans Veldman, l’Aptonomia consiste proprio nel costruire un legame con il proprio bambino in epoca prenatale.

In che modo?
Facile, attraverso le mani!
L’aptonomia non è altro che una modalità di entrare in relazione con i bimbi nella pancia attraverso il tocco, il contatto, accompagnati da cura, attenzione, intenzione.

Ebbene sì, avete capito bene, relazione e contatto prima che il piccolo nasca!
E’ proprio questo uno degli obiettivi maggiodi dell’aptonomia, ossia quello di aiutare i genitori ad entrare già durante la gravidanza in una dinamica positiva con il bambino, capire come si muove, instaurare con lui un dialogo attraverso il pancione.

Perché questo accade?
Avete mai fatto caso che spesso sembra che i bambini in utero sappiano rispondere?
Se stimolati da alcune persone attraverso il tocco del pancione talvolta si fermano, se toccati da altri si muovono.
In alcuni casi addirittura è evidente una forma di dialogo. Toccando o premendo leggermente su una zona il piccolo risponde con un movimento o un calcetto proprio lì. Spostando altrove il tocco il bimbo pare seguire la mano manifestandosi nel secondo punto in cui è stato toccato.
Questo accade perché il tatto è il primissimo senso che raggiunge un buon livello di maturazione durante la vita intrauterina. E pertanto per i piccoli è molto facile fare esperienze positive di scambio, coccola e comunicazione proprio mediante questo senso.

Poca tecnica, molto amore

L’aptonomia può essere utilizzata anche come una coccola che, tra le varie cose, apporta numerosi benefici alla salute.
E’ ormai dimostrato infatti che abbracci, carezze e tutti i gesti d’amore che mamma e papà dirigono verso il piccolo sono in grado di generare in lui sensazioni positive. Tanto dopo, quanto prima della nascita!
Ciò accade perché queste coccole seppur ritenute banali o semplicemente romantiche sono in reatà, da un punto di vista biochimico, molto importanti. Sono infatti in grado di favorire la produzione di ormoni e neurotrasmettitori positivi fondamentali per il grande lavoro di crescita e sviluppo che il bimbo compie in utero prima di venire al mondo.
E’ scientificamente provato ormai: per un bimbo sentirsi amato, ben voluto e accolto fa proprio bene, in termini di salute!
Ma non solo: il contatto con il pancione è capace di attivare il piccolo e stimolarlo a muoversi, cambiare posizione, accrescere le sue competenze motorie.

L’aptonomia, come già detto, è utile a costruite fin dai primi mesi di gravidanza uno scambio efficace genitori-bimbi e una relazione efficace fondamentale durante il parto e nel dopo nascita.
E’ infatti chiaro e osservabile che quanto più la madre e il cucciolo in utero hanno stabilito un legame affettivo, tanto più sarà facile vivere la nascita e il percorso del parto con positività.

Diabete gestazionale: quando si esegue la curva da carico

Cos’è?

La curva da carico è un test di screening con cui si indaga la presenza di iperglicemia che determina una condizione comunemente chiamata  Diabete Gestazionale.

 

Perché “curva” ?
E “da carico”?

Il nome di questo esame si riferisce alle sue caratteristiche.
In primis è una “curva” poiché vengono richiesti alla donna tre prelievi con cui si doserà la glicemia e con cui si andrà a determinare una curva di valori.
“Da carico” perché viene somministrata una soluzione controllata di glucosio, esattamente 75gr e quindi si eseguiranno i prelievi nel momento in cui l’organismo è impegnato a metabolizzare tale quantitativo (il carico!) di glucosio.

Chi dovrebbe farla?

La curva da carico NON E’ UN ESAME DI ROUTINE e non deve essere fatta da tutte le donne in gravidanza.
Andrebbe prescritta ed eseguita solo ed esclusivamente in presenza di precisi fattori di rischio.

 

E quali sono questi fattori di rischio?

Eccoli qua!!
La curva da carico si esegue tra la 16esima e la 18esima settimana se presente almeno uno tra i seguenti fattori di rischio:

  1. Diabete gestazionale in una gravidanza precedente
  2. Indice di massa corporea pregravidico ≥30 (che sta ad indicare obesità)
  3. Valori di glicemia plasmatica compresi fra 100 e 125 mg/dl precedentemente o all’inizio della gravidanza

La possono eseguire invece più tardi, ossia tra la 24esima e la 28esima settimane le donne con almeno uno tra i seguenti fattori di rischio:

  1. Età maggiore o uguale ai 35 anni
  2. Indice di massa corporea superiore a 25 (che sta ad indicare un grande sovrappeso)
  3. Diabete gestazionale in una precedente gravidanza
  4. Una precedente gravidanza con bimbo nato più di 4500gr 
  5. Etnia a maggior rischio di insorgenza di diabete come ad esempio quelle dell’Asia meridionale o Medio Oriente
  6. Un parente di primo grado (genitori o fratelli) con problematiche di diabete di tipo 2

 

In presenza di uno o più fattori di rischio è indicato sottoporsi al test della curva da carico.
In assenza di fattori di rischio NON è in alcun modo indicato eseguirla.

 

Come funziona?

  1. Si esegue un primo prelievo venoso al mattino a digiuno con cui si dosa la glicemia di base.
  2. La donna viene quindi invitata a bere la soluzione di glucosio (75gr) in un tempo breve.
  3. Si ripete un secondo prelievo venoso a 60 minuti dal primo.
  4. Ed in seguito un terzo prelievo venoso a 120 minuti dal primo.

 

E l’esito?

I valori di riferimento sono:

  • Glicemia basale ≤ 92
  • Glicemia a 60 minuti ≤ 180
  • Glicemia a 120 minuti ≤ 153

Se uno o più valori risultano maggiori rispetto il valore di riferimento la glicemia si ritiene alterata ed è quindi possibile fare diagnosi di diabete gestazionale.

Se c’è diabete gestazionale cosa si deve fare?

Nella maggior parte dei casi è sufficiente controllare l’alimentazione e associare attività fisica, lavorando quindi su uno stile di vita sano.
In alcuni casi è necessaria una terapia farmacologica o insulinemica, ma sarà valutato con il professionista di riferimento o eventualmente con il centro diabetologico del territorio.

Se viene prescritta la curva da carico in assenza di fattori di rischio?

E’ possibile valutare con il professionista di riferimento che ha prescritto l’esame i motivi di tale proposta.
Sarebbe necessario capire bene i pro e i contro dell’indagine e i vantaggi e gli svantaggi che si possono ottenere eseguendola o rifiutandola.

E’ inoltre possibile documentarsi e raccogliere informazioni precise ed aggiornate presso numerose fonti autorevoli, tra cui:

  1. SAPERIDOC http://www.saperidoc.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/577
  2. La Review dell’Ostetrica http://lareviewdellostetrica.com/2017/07/26/diabete-gestazionale-secondo-le-linee-guida-nice-ada-dalla-diagnosi-gravidanza-al-post-partum/
  3. Il diabete gestazionale- documento di indirizzo http://aemmedi.it/wp-content/uploads/2017/01/FVG2014_Diabete_gestazionale.pdf

 

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