Biological Nurturing

Il Biological Nurturing è una posizione di allattamento che secondo recenti studi favorisce l’attacco al seno del neonato e l’efficacia della poppata.

Il Biological Nurturing, che non ha in italiano una traduzione esatta e viene definito semplicemente BN, prevede che la madre:

  1. Possa accomodarsi in un luogo calmo e sereno
  2. Si appoggi bene allo schienale del divano o sia sostenuta da numerosi cuscini dietro la schiena se è nel letto
  3. Mantenga una posizione semi-reclinata, magari con i piedi sollevati o leggermente rialzati da terra
  4. Il bambino sia ben appoggiato sul suo petto con il pancino a contatto con il suo corpo

Il BN è spesso la modalità con cui la mamma, se non disturbata, allatta spontaneamente dopo il parto.
Molto simile come posizione a quella che viene consigliata per la pratica del Skin to Skin (pelle a pelle), tuttavia non prevede per forza che la mamma abbia il petto nudo e che anche il bimbo sia senza vestiti.

Diversamente dalla tradizionale posizione seduta in cui viene mantenuta la schiena ben dritta e si sorregge con l’avambraccio il corpo del bambino, con il BN mamma e bambino possono mantenere una postura più rilassata e più comoda, con tutti i benefici che un allattamento confortevole comporta.
Ma non solo, questa posizione ha la capacità di attivare una serie di riflessi e competenze neonatali che rendono più facile l’attacco al seno e il mantenimento di una suzione adeguata.

E’ pertanto consigliata in situazioni come ad esempio:

  • difficoltà nell’attacco al seno e/o nel mantenimento dell’attacco
  • difficoltà a svolgere poppate efficaci e/o suzione debole
  • ragadi o dolore durante la poppata dato da un attacco non corretto
  • forte riflesso di emissione di latte
Buon Biological Nurturing a tutti!

Sitografia e Bibliografia:
http://www.biologicalnurturing.com/pages/publications.html
http://www.tizianacatanzani.it/video-utili/157-allattare-nella-posizione-del-biological-nurturing.html
http://www.bambinonaturale.it/2010/01/allattare-istinto-o-apprendimento/

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Paracapezzolo, perché è meglio non usarlo?

A cosa serve? Come usarlo con criterio? Come evitarlo?

Sempre più diffuso, sempre più spesso collocato nelle liste nascita, sempre più di frequente inserito addirittura nella valigia dell’ospedale.
Il paracapezzolo è considerato, ogni giorno di più, un normalissimo strumento da neomamma.

Per merito (o colpa?) delle ditte produttrici che lo pubblicizzano come del tutto adatto alla bocca del neonato, ergonomico, morbido, flessibile, realizzato con ottimi materiali e così via, l’idea progressivamente più diffusa è che l’allattamento al seno possa, con l’utilizzo di questo dispositivo, essere più facile, confortevole e positivo.

Ad oggi tuttavia, non esistono evidenze scientifiche che sostengano l’effettiva utilità di questo dispositivo.
Anzi, organizzazioni che si occupano di sostegno all’allattamento e professionisti aggiornati ed esperti nell’ambito sconsigliano l’utilizzo del paracapezzolo poiché ritenuto un’interferenza in grado di compromettere il comfort e l’esclusività dell’allattamento stesso.

Ma vediamo perché con un’analisi delle situazioni più frequenti:

“Me l’hanno consigliato i primi giorni perché il mio bimbo faceva fatica ad attaccarsi al seno”

I motivi per cui un bambino e la sua mamma possono avere difficoltà durante i primi giorni sono numerosissimi.
La fatica o lo stress del parto, ansia, preoccupazione, stati di tensione vissuti dalla madre, interferenze negative, troppe visite, caos che regna attorno alla nuova famiglia, neonato che dorme molto o non si sveglia con regolarità per poppare ecc ecc..
Se ciò dovesse verificarsi prima di utilizzare il paracapezzolo alla mamma può essere utile:
1. poter riposare quando lo desidera e non essere disturbata da troppe persone/visite/interferenze
2. poter trascorrere il tempo in un contesto caldo e rilassato in cui prendere confidenza con calma e fiducia con il suo bambino e le sue necessità
3. poter fare tanto pelle a pelle con il piccolo
4. praticare il biological nurturing (a brevissimo un articolo sull’argomento!!)

“Ho iniziato ad usarlo perché avevo le ragadi”

Il paracapezzolo non risolve il problema delle ragadi, o meglio, potrebbe risolverlo momentaneamente ma non impedirne il ritorno in futuro. Le ragadi, infatti, sono sempre e solo associate ad un attacco al seno scorretto e l’unica soluzione definitiva e duratura è correggere l’attacco. Usare il paracapezzolo fa si che il bambino vada consolidando un attacco non corretto, e pertanto, una volta eliminato la ragade potrebbe tornare.

“Ho il capezzolo piatto” 

L’attacco corretto al seno è quello in cui il bambino spalancando la bocca prende al suo interno non solo il capezzolo ma anche una porzione di areola. Questo attacco, definito profondo, fa si che seppur la mamma abbia una conformazione del capezzolo diversa da quella attesa, il bambino possa tuttavia attaccarsi senza problemi.

 

Inoltre, il paracapezzolo non è consigliato (se non in rari e isolati casi valutati da esperti) perché:

  1.  interferisce con il consolidamento del corretto attacco al seno.
    Poiché il bambino generalmente si attacca al paracapezzolo con un’apertura della bocca molto minore rispetto quella che dovrebbe avere se si attaccasse al solo seno materno, la conseguenza è, con un uso prolungato, che il bambino consolidi un attacco “poco ampio” che può portare a difficoltà successive, come ad esempio un trasferimento di latte non adeguato, dolore, schiacchiamento del capezzolo, ragadi.
  2.  può ostacolare la corretta stimolazione della produzione di latte.
    Il capezzolo racchiude al suo interno dei nervi direttamente collegati all’ipofisi materna. Questa ghiandola produce e secerne prolattina e ossitocina, due ormoni a loro volta deputati alla produzione ed emissione di latte. L’”effetto barriera” dato dal paracapezzolo può interferire con l’importantissima stimolazione tattile che la bocca del bambino esercita sul capezzolo e di conseguenza con l’attivazione ormonale correlata alla produzione.
  3. può ostacolare un’efficace emissione di latte.
    Il paracapezzolo determina un impedimento di stimolazione anche nell’areola. Questa zona è ricca nel suo tessuto sottostante di ghiandole che producono e raccolgono latte. L’attacco del bimbo poco ampio generalmente associato all’uso del paracapezzolo e l’effetto barriera dato dal silicone possono causare un trasferimento di latte e un drenaggio del seno non adeguato. Questo è spesso causa di indurimenti del seno o dell’inibizione della produzione di latte.
  4. può confondere il bambino.
    Il neonato, molto sensibile a livello di lingua e palato, potrebbe, se si abitua alla consistenza del silicone, arrivare addirittura a rifiutare il seno sprovvisto di questo. Alcuni bambini con cui il paracapezzolo viene usato a lungo, nonostante accettino di attaccarsi al seno materno senza ausili, tuttavia non ciucciano e non succhiano perché non ne riconoscono la consistenza.
Quando si può usare il paracapezzolo?

L’uso andrebbe destinato alle sole situazioni in cui davvero si riscontra una reale necessità, come nei casi di bambini prematuri, o di bambini con anomalie anatomiche e/o difficoltà funzionali nella suzione.

Andrebbe inoltre:

  1. Utilizzato sotto prescrizione e guida di personale esperto
  2. Scelta una taglia adeguata alla misura e conformazione del seno materno
  3. Applicato in modo corretto (non va semplicemente appoggiato al seno ma andrebbe prima lasciato in acqua calda e successivamente fatto aderire al seno in modo tale da non doverlo sorreggere durante la poppata)
  4. Utilizzato per un periodo limitato, istruendo la mamma sul fatto che è un dispositivo momentaneo
  5. Eliminato non appena possibile avendo qualche piccola accortezza

 

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Sitografia e Bibliografia:

http://www.tizianacatanzani.it/blog/76-paracapezzolo-no-grazie.html

Allattare un gesto d’amore- Tiziana Catanzani

Quel che non vi dicono sul ciuccio

Il ciuccio serve davvero? Cosa dobbiamo sapere? Come decidere di utilizzarlo in modo informato, consapevole e sicuro?

Tra gli oggetti/strumenti/accessori obbligatori in lista nascita, come regalo di un parente, come suggerimento da un amica.
Ovunque ne sentirai parlare, da chiunque “rischi” ti sia regalato tanto prima, quanto dopo il parto.
Parliamo di lui, sì, del ciuccio.
Quell’oggetto che pare d’obbligo, dovuto, ovvio da proporre ad un bambino, soprattutto se molto piccolo.

Ad oggi, possiamo affermare con certezza che questo accessorio in apparenza innocuo e tenero non è sempre “normale” e “benefico” e che quindi prima di essere offerto ad un neonato andrebbe conosciuto al fine di poterlo eventulamente utilizzare con consapevolezza e un pizzico di cautela.
E perché mai?

  1. Il ciuccio per quanto ergonomico, adatto alla bocca del piccolo, su misura e di materiali ottimi è sempre da evitare nelle prime 4-6 settimane di vita del bambino se si desira allattare al seno.
    Il motivo? Può interferire e compromettere l’allattamento!
    Ma capiamo meglio…
    Il neonato seppur nasca con la capacità di attaccarsi al seno, di succhiare e di deglutire necessità tuttavia di consolidare e allenare queste innate competenze.
    Se al neonato si offrono oltre al seno anche surrogati materni come ciuccio, biberon, tettarelle, paracapezzoli sarà per lui molto più complicato consolidare la competenza di un buon attacco al seno e di una suzione adeguata.
    Quando il neonato si attacca al seno, infatti, è importante che apra bene la bocca e che faccia un determinato movimento con la mandibola e con la lingua. Movimenti che poppata dopo poppata si abitua a compiere e a rinforzare. I vari surrogati richiedono invece una modalità di suzione, una posizione di bocca, lingua e mandibola diversa, motivo per cui, se nelle prime 4-6 settimane di vita al cucciolo è richiesto di succhiare oltre che al seno anche a ciucci/tettarelle/paracapezzoli si rischia di confonderlo.
    Un neonato confuso tenderà quindi ad attaccarsi al seno nella stessa (errata) modalità e posizione che utilizzerebbe attaccandosi al biberon o ciucciando al ciuccio.
    Questo errore, seppur possa parere piccolo e banale può tuttavia portare ad un allattamento, ad un attacco al seno e ad una poppata non ottimali, può causare ragadi, può causare un trasferimento di latte dal seno materno al bimbo non sufficiente o non adeguato.
  2. Succhiare al ciuccio può portare nel tempo anomalie di posizionamento dei denti come malocclusioni, morso aperto o morso incrociato.
  3. Succhiare al ciuccio può portare ad un inadeguato posizionamento e consolidamento delle strutture presenti nell’orecchio interno, può essere associato a disfunzioni della Tromba di Eustachio (condotto che collega l’orecchio medio alla faringe e che ha importanti funzioni per l’apparato respiratorio e quello uditivo) e può essere correlato ad un aumentato rischio di otiti nell’infanzia.
  4. L’uso del ciuccio e di qualsiasi surrogato materno fin dalla nascita non aiuta il rafforzamento della struttura muscolare della bocca, della mandibola e della mascella del bimbo.
  5. Alcuni studi sostengono che le infezioni gastrointestinali e le colonizzazioni orali da candida aumentano durante l’uso del ciuccio.
Per un uso consapevole


Si può affermare con certezza che l’utilizzo del ciuccio è una decisione e un’esigenza del genitore e non è mai una necessità o diretta richiesta del bambino.
Per chi non possa farne a meno qui di seguito qualche suggerimento per un uso ottimale:

  1. Si consiglia alle madri di evitare il ciuccio finché l’allattamento non sarà ben avviato ossia circa fino le 4-6 settimane di vita del bambino.
  2. E’ normale che un bambino abituato esclusivamente al seno possa rifiutare il ciuccio. Non è necessario forzare il bimbo, conviene più seguire “i suoi gusti” e le sue inclinazioni.
  3. Se si decide di usare il ciuccio il consiglio è di limitare l’utilizzo alle ore notturne, o ancora meglio al solo momento dell’addormentamento.
  4. Si sconsiglia di usarlo per rimpiazzare o ritardare le poppate.
  5. Il ciuccio non deve essere rivestito o immerso soluzioni dolci o zuccherine prima di essere proposto al bambino.
  6. Il ciuccio va pulito di frequente e sostituito
  7. Sarebbe preferibile smettere di usare il ciuccio attorno all’anno di vita del bambino per evitare l’insorgenza di problemi del cavo orale o dell’assetto dell’orecchio.

 

 

 

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Bibliografia e sitografia:
1. http://www.lllitalia.org/44-articoli-genitori/preoccupazioni-comuni/158-il-ciuccio-previene-la-sids.html

2.www.infermieristicapediatrica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=40:ciuccio-i-rischi-e-i-benefici-del-suo-utilizzo&catid=2:assistenza&Itemid=5

3. Bebé a costo zero – Giorgia Cozza