Le coliche del neonato: mito o realtà?

Le coliche neonatali sono un problema che pare affliggere gran parte delle famiglie nei primi mesi di vita del neonato.
Pianti e agitazione serale, aria e gambette che si tendono e tutti sono pronti a giurare che sia mal di pancia.
Ma ne siamo proprio sicuri?

Proviamo a fare chiarezza.

Punto 1.
Un neonato sano allattato al seno (o anche con il formulato) ha una discreta quota di aria all’interno dell’intestino. Questa aria, prodotta fisiologicamente in seguito alla fermentazione degli zuccheri contenuti nel latte non procura però, contrariamente a quanto si pensa, dolore.
Il dolore potrebbe esserci solo ed esclusivamente se l’intestino fosse irritato, cosa assai rara, fortunatamente, nella grandissima maggioranza dei casi.
Dunque, per riassumere: aria nella pancia non corrisponde a dolore alla pancia.


Punto 2.
I neonati piangono.
Lo fanno per comunicare e per attivare nella madre una risposta che garantisca loro cure, amore e di conseguenza la sopravvivenza.
Quando un neonato piange lo fa con tutto il corpo, con gambe, braccia, mani, volto. I movimenti sono agitati e nervosi e può capitare che in tale attivazione corporea il piccolo spinga e che emetta di conseguenza aria.
Tutto ciò non ha però nulla a che vedere con dolori di pancia o con la colica intestinale come noi adulti la intendiamo.
Riassumendo: fare aria mentre si piange non è segno di colica in atto.


Punto 3.
E’ vero che molti bimbi si agitano e piangono finché svuotano l’intestino per poi calmarsi e addormentarsi sereni. Questo concatenarsi di eventi (agitazione-→ cacca/aria → serenità riconquistata) non è tuttavia dato dal dolore intestinale, ma molto più probabilmente è correlata a fastidio e agitazione.
Al fine di comprendere meglio va ricordato che per un neonato anche una cosa apparentemente banale come il fare la cacca può non essere facile. Svuotare l’intestino prevede infatti una sequenza di attivazioni muscolari e rilassamento di sfinteri che, soprattutto in uno stato di agitazione, può risultare molto complesso da compiere.
Il benessere che talvolta segue non è dunque dato dal dolore alla pancia che vi era prima, ma quanto più dall’aver interrotto quel circolo vizioso creatosi tra il bisogno del piccolo di liberarsi e l’agitazione che lo impediva.
E’ da immaginare circa così: il bimbo deve fare la cacca → è però agitato → nell’agitazione non riesce a rilassare lo sfintere in modo efficace→ diventa sempre più irrequieto → ecc..
Quando il bimbo riesce a rilassarsi anche solo per qualche minuto ecco che avviene la magia!
(Si sconsiglia caldamente l’uso del sondino, non serve a nulla, ve lo spiego qua: https://www.ostetricamartinasarti.it/sondino-non-sondino/ )

Punto 4.
Come tutte le persone al mondo anche i neonati di sera sono più stanchi, più irrequieti, rielaborano gli stimoli della giornata. Ciò può dunque generare in loro agitazione che si esprime con – indovinate! – il pianto.
Cosa può quindi accadere? Può accadere ciò che è stato descritto al punto 2.
Agitazione e irrequietezza serale in risposta alla giornata trascorsa → pianto → attivazione corporea → il bimbo fa aria.
Ancora una volta non si tratta di mal di pancia, quanto più dell’attivazione corporea che dà come conseguenza il fare aria.

Punto 5.
Anche la madre sul far della sera è stanca e ha meno energie, è irrequieta o nervosa, è affaticata e provata dalla giornata passata interamente a prendersi cura del suo piccolo.
Può succedere quindi che il neonato, percependo l’affaticamento materno, possa di riflesso piangere in modo ancora più agitato, portando l’intera famiglia a sospettare per la sua salute o per chissà quale strano problema.
E invece no, talvolta l’intestino non centra: il neonato percepisce lo stato di disagio che vive la madre e, non avendo altri mezzi per elaborare queste sensazioni, piange e si innervosisce.
Non è nulla di strano, neonato e mamma sono profondamente connessi uno all’altra e più in particolare, questa è una tipica reazione data dal Dialogo Tonico.
(Ne parleremo più avanti o se volete, è abbastanza facile trovare informazioni.)

E quindi, ok, non è la pancia, ma più precisamente cos’è?
E’ talvolta il bisogno di contenimento, calore umano, sostegno, vicinanza.
E’ che nella stanchezza un neonato ha ancora più bisogno.
E’ che è difficile rielaborare gli stimoli della giornata e talvolta ci si agita.
E’ che la mamma ad una certa ha bisogno di una doccia e il bimbo ha bisogno di cambiare braccia.
E’ che i primi mesi sono di ambientamento e consolidamento della relazione e tutto avviene con calma, passando per tante gioie, ma a volte anche per qualche difficoltà.

State vicini!

A breve un articolo sulle strategie utili per la gestione delle colic… ehm.. delle serate difficili!

Sitografia:
https://www.uppa.it/nascere/neonato/coliche-neonato/
https://ilpartopositivo.com/2018/03/20/la-soluzione-definitiva-al-problema-delle-coliche/

Immagine: https://www.instagram.com/p/Bq5H_t1F5aG/

Mamme e bimbi: vicini è giusto

È stato detto spesso, lo si legge in giro per il web, lo si sente talvolta partire dall’istinto, da quella zona dentro al petto capace di muoversi e parlare.. ma non è mai abbastanza!

E che problema c’è? Ripetiamolo!

Contrariamente a quanto la nostra cultura ci fa credere, per il bambino essere toccato e massaggiato, stare in braccio e essere dondolato, dormire vicino a mamma e papà e essere portato in fascia sono cose buone e giuste!

E soprattutto, non saranno mai vizi, o scelte per lui dannose.

E perché?

1. Perché il neonato NON possiede una struttura cognitiva sufficientemente fine e matura per fare “i capricci”, per piangere con la pretesa di ricevere attenzioni, per traviare il comportamento dei genitori in direzione della sua volontà, perché si possa parlare delle sue richieste (numerose e sicuramente stancanti) come di vizi.
Cerchiamo di capirlo: è troppo piccolo!
Nemmeno è consapevole che quello che gli passa di fianco è il suo braccio, nemmeno si rende conto (se non prima dei 9-12 mesi, epoca che coincide con la fine dell’esogestazione) di essere venuto al mondo.
Come può DECIDERE, SCEGLIERE, USARE L’INTENZIONE, piangere o lamentarsi VOLUTAMENTE, avere SCOPI E OBIETTIVI alla base del suo agire?
No, mi dispiace, non c’è volontà, intenzione, programmazione, ragionamento, perseguimento di uno scopo in lui.
(Queste finissime e nobili capacità sopra elencate fanno parte di una maturità che inizia a svilupparsi verso i 12/18 mesi per completarsi attorno ai 3 anni di vita.)

2. Perché per un neonato la vicinanza al genitore è rassicurazione, conforto, calore, è riprovare lo stato dell’utero.
In questa nuova e sconosciuta vita di bisogni, fastidi e novità, la vicinanza è ri-sperimentare (almeno in parte) il comfort e il benessere dei 9 mesi nel pancione.
Ed è cosa buona e giusta, sapete?
Perché come molti studi evidenziano, le sensazioni positive, piacevoli e prive di stress date dal CONTATTO PROLUNGATO favoriscono il raggiungimento di un equilibrio omeostatico fondamentale alla salute.
Più precisamente promuovono un miglior aumento di peso, aiutano la maturazione del sistema immunitario, intervengono nello sviluppo delle competenze mentali, cognitive, emotive e relazionali, .

3. Perché la vicinanza e il contatto sono pace e quiete, ma sono anche STIMOLO.
È stimolo il movimento del corpo di chi tiene in braccio o in fascia che aiuta il bambino a sviluppare l’equilibrio e la lateralizzazione.
È stimolo il respiro della mamma a cui il bambino sincronizza il suo (fondamentale di notte e come prevenzione della SIDS).
È stimolo la sensazione tattile di calore e avvolgenza delle braccia della mamma o della fascia che si usa.
È stimolo uditivo il rumore del cuore che il piccolo sente appoggiandosi al petto dell’adulto, oppure la voce.
È stimolo il dover in qualche modo rimanere aggrappato al corpo dell’adulto, importante modalità di rafforzamento della muscolatura e valido aiuto per le future tappe motorie.
Sono stimolo le sensazioni che il bimbo vive nella quotidianità ma che, nella vicinanza con il genitore, sono accolte, mediate, elaborate con maggiore facilità.
Si sa, un piccolo per crescere ha bisogno di stimoli adeguati alle sue capacità e sicuramente stimoli migliori di quelli che consapevolmente e inconsapevolmente offrono i genitori, non ve ne saranno mai.

Quindi mamme, se vi va, se volete, se vi piace, se sentite il bisogno di tenere vicini i vostri morbidi e piccoli cuccioli, FATELO! Aiuta la relazione, stimola ormoni potenti e buoni, aiuta a gestire stress e stanchezza, è strumento di guarigione.

Immagine: https://www.instagram.com/p/BZ1rmsJHKMp/?hl=it&taken-by=doulawisdom (Doulawisdom)

Sondino o non sondino?

Il sondino è uno strumento molto spesso consigliato da professionisti sanitari o da altre mamme per quei bimbi che pare abbiano difficoltà a fare la cacca o che siano parecchio infastiditi dall’aria nella pancia.

Ma cos’è esattamente?
Il sondino è un tubicino di piccolo calibro che, inserito nello sfintere anale, dovrebbe fungere da stimolo per il piccolo e aiutarlo a liberarsi.

Ma è davvero di aiuto?
A mio parere no.
O meglio: effettivamente, mediante l’uso di questo strumento, molti bambini riescono a svuotare l’intestino, tuttavia è un metodo definibile “invasivo” e non vi sono evidenze scientifiche ad oggi che ne descrivano vantaggi e i benefici.

Capiamo meglio:
Usare il sondino consiste, parlandone con totale franchezza, nell’inserire un corpo estraneo nell’orifizio anale del bambino. Saremo tutti d’accordo nel dire che l’orifizio anale non è affatto deputato a suddetta funzione.
Si procura di sicuro molto fastidio al bimbo e, anche con un uso saltuario, si potrebbero creare piccole lesioni.
Può inoltre accadere che se utilizzato con insistenza e per periodi lunghi, crei assuefazione, portando il bambino a fare molta fatica a liberarsi se prima non stimolato.

Strategie dolci
I modi per aiutare il proprio piccolo a fare la cacca o liberarsi dall’aria che infastidisce il pancino possono essere:

  • attaccarlo al seno
  • portarlo in fascia
  • massaggiargli l’addome
  • tenerlo in braccio in verticale
  • cullarlo e dondolarlo avendo premura di tenergli le gambe rannicchiate in direzione del suo torace
  • un bel bagnetto

Ricordiamo che per il piccolo è più facile fare la cacca o rilasciare aria se riesce a rilassarsi!

Spesso facendo un buon corso di massaggio neonatale i genitori possono sperimentare tecniche di massaggio della pancia e movimenti delle gambine utili al piccolo.
Allo stesso modo imparando ad usare la fascia si può trovare una strategia efficace per affrontare alcuni critici momenti legati ai bisogni fisiologici del bimbo.
O ancora tenendo il neonato in braccio con il pancino rivolto verso il basso o con le gambine rannicchiate alcuni trovano una soluzione vincente.
Pensiamoci: che fatica deve essere per un neonato, che sta imparando a destreggiarsi tra le nuove sensazioni corporee e i nuovi bisogni fisiologici, fare la cacca senza nulla su cui fare pressione con i piedi o da sdraiato supino con le gambe all’aria?

E se bisogna proprio stimolarlo?
Nel caso in cui sia necessario procedere ad una stimolazione esistono sicuramente metodi più sensibili del sondino.
Per esempio, si può provare bagnando un batuffolo di cotone con dell’olio e tamponando la zona perianale e le natiche del piccolo, sempre raggomitolandogli le gambine verso il suo torace, magari associando un massaggio in senso orario sull’addome.

La fisiologia del neonato
Il neonato nei primi mesi di vita dovrà imparare, tra le tantissime cose, anche a fare la cacca.
Questo meccanismo per lui non è di immediata comprensione: svuotare l’intestino prevede il rilassamento dello sfintere anale e la contemporanea attivazione del torchio addominale, insieme di azioni che possono risultare non poco complesse.
Può accadere che quando il piccolo sente lo stimolo o sente movimenti intestinali, a causa del fastidio (o talvolta anche per lo spavento procurato da queste nuove sensazioni), anziché rilassare lo sfintere,  possa contrarlo, ottenendo l’effetto contrario.

E’ molto importante inoltre che i neogenitori sappiano che il neonato può avere una fisiologia e una regolarità intestinale molto diversa rispetto quella dell’adulto.
In particolare, dopo il primo mese di vita, se il neonato è allattato esclusivamente al seno o alimentato con solo latte materno può:

  • o mantenere un buon ritmo nello sporcare i pannolini (può esservi almeno una cacca al giorno, ma anche 5 o 6 o addirittura una per ogni poppata)
  • oppure può arrivare a fare la cacca una volta ogni 5-7 giorni

In quest’ultimo caso non si tratta di stitichezza, perché, essendo il latte materno significativamente povero di scorie, alcuni bambini tendono ad accumulare parecchio prima di liberarsi.
La cosa importante è che i genitori osservino che il bambino stia bene, sia tranquillo, continui ad alimentarsi regolarmente e mantenga almeno i soliti 5-6 pannolini di pipì al giorno.

Diverso dovrebbe essere per i bimbi alimentati con allattamento misto (latte materno + latte formulato) o con il solo formulato in cui sarebbe bene osservare una regolarità quotidiana, o quasi.

 

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Biological Nurturing

Il Biological Nurturing è una posizione di allattamento che secondo recenti studi favorisce l’attacco al seno del neonato e l’efficacia della poppata.

Il Biological Nurturing, che non ha in italiano una traduzione esatta e viene definito semplicemente BN, prevede che la madre:

  1. Possa accomodarsi in un luogo calmo e sereno
  2. Si appoggi bene allo schienale del divano o sia sostenuta da numerosi cuscini dietro la schiena se è nel letto
  3. Mantenga una posizione semi-reclinata, magari con i piedi sollevati o leggermente rialzati da terra
  4. Il bambino sia ben appoggiato sul suo petto con il pancino a contatto con il suo corpo

Il BN è spesso la modalità con cui la mamma, se non disturbata, allatta spontaneamente dopo il parto.
Molto simile come posizione a quella che viene consigliata per la pratica del Skin to Skin (pelle a pelle), tuttavia non prevede per forza che la mamma abbia il petto nudo e che anche il bimbo sia senza vestiti.

Diversamente dalla tradizionale posizione seduta in cui viene mantenuta la schiena ben dritta e si sorregge con l’avambraccio il corpo del bambino, con il BN mamma e bambino possono mantenere una postura più rilassata e più comoda, con tutti i benefici che un allattamento confortevole comporta.
Ma non solo, questa posizione ha la capacità di attivare una serie di riflessi e competenze neonatali che rendono più facile l’attacco al seno e il mantenimento di una suzione adeguata.

E’ pertanto consigliata in situazioni come ad esempio:

  • difficoltà nell’attacco al seno e/o nel mantenimento dell’attacco
  • difficoltà a svolgere poppate efficaci e/o suzione debole
  • ragadi o dolore durante la poppata dato da un attacco non corretto
  • forte riflesso di emissione di latte
Buon Biological Nurturing a tutti!

Sitografia e Bibliografia:
http://www.biologicalnurturing.com/pages/publications.html
http://www.tizianacatanzani.it/video-utili/157-allattare-nella-posizione-del-biological-nurturing.html
http://www.bambinonaturale.it/2010/01/allattare-istinto-o-apprendimento/

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L’acne neonatale: di cosa si tratta, cause, cure e rimedi

Eruzioni cutanee, brufoletti, pelle arrossata e infiammata.
Scopriamo cosa accade a volte alla pelle del neonato

Più spesso di quel che si pensa succede che sulla pelle liscia e morbida del neonato compaiano brufoletti e piccoli puntini rossi.
Questo fenomeno che può presentarsi nelle settimane dopo il parto, e talvolta durare anche qualche mese, prende il nome di acne neonatale.

Ebbene sì, seppur l’acne sia associata nell’immaginario collettivo al periodo della pubertà, o alla sindrome premestruale, o ad eccedenze alimentari e altre situazioni, tuttavia è un’evenienza molto frequente anche nella vita neonatale.

E perché succede?

Il motivo di questo fenomeno è correlato al passaggio di ormoni dalla mamma attraverso il latte materno.
Tali ormoni hanno un effetto sulle ghiandole sebacee del piccolo, sul cui corpo si possono diffondere le famose pustolette arrossate.
Ma non preoccupatevi!
L’acne neonatale, se non da un punto di vista estetico, non ha conseguenze per la pelle del vostro piccolo e con un po’ di tempo scomparirà.
Non servono trattamenti particolari, non serve che la mamma corregga la sua dieta o eviti certi alimenti.

I consigli pratici su cosa fare e non fare sono:

  1. Se aumentano di numero e tendono ad espandersi in modo importante consultare il pediatra. Si dovrà infatti escludere una natura diversa dell’eruzione cutanea.
  2. Lavare con acqua e tamponare con delicatezza 1-2 volte al giorno, evitando saponi.
  3. Non applicare prodotti/creme/lozioni antiacne che potrebbero essere troppo aggressive per la pelle del neonato.
  4. Per non rischiare di infiammare ulteriormente la pelle evitare di spremere, sfregare, schiacciare o grattare i brufoletti

 

Rimedi efficaci e naturali possono essere:

  • Camomilla: preparare e fare raffreddare una tazza di camomilla e fare delle dolci e rinfrescanti spugnature al piccolo. La camomilla ha proprietà emollienti e rinfrescanti.
  • Latte materno: spremere qualche goccia di latte materno su un batuffolo di cotone e tamponare sulle zone arrossate. Il latte materno ha grandiose proprietà lenitive, antinfiammatorie e favorisce i processi di riparazione della cute.
Pazienza, cura e amore saranno la cura e la medicina più efficace!

 

 

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Il pianto del neonato

Le domande più frequenti
-Perché il neonato piange?

Per comunicare!
Avete mai pensato a quante parole diciamo noi in una giornata? Ecco, tante!
Il neonato nasce con un numero incredibile di competenze tra le quali quella di saperci riferire ogni suo bisogno e necessità attraverso quell’insieme di suoni che identifichiamo con il pianto.

A cosa gli serve piangere?

Il pianto è il mezzo che consente al piccolo di metterci al corrente del suo stato, di farci sapere ciò che non gradisce, ciò che vorrebbe o che desidera, ciò che gli serve o ciò che non vuole più.

In che momento della giornata piange maggiormente?

Seppur non sia facile rispondere a questa domanda poiché la soggettività di ogni individuo gioca un ruolo importante, bisogna riconoscere che moltissimi neonati tendono ad essere più nervosi o irrequieti di sera.
In particolare nella fascia oraria (indicativa!!) 18- 23 il neonato inizia a sentire tutta la stanchezza della giornata, rielabora gli stimoli ricevuti, avverte il passaggio dal giorno alla notte, percepisce la stanchezza e l’esaurimento di energie della mamma..
A causa di questi, e spesso altri motivi, può più facilmente innervosirsi e quindi piangere.

E chi piange di frequente sia di giorno, sia di notte?

Ogni piccolo ha il suo carattere, il suo temperamento, i suoi gusti, le sue necessità, le sue preferenze, i suoi ritmi.
Non vale una sola e singola regola per tutti i neonati e le variabili sono numerosissime.
La cosa da ricordare sempre è che se un bambino piange è perché sta comunicando.
Non esistono neonati viziati, o neonati che “tiranneggiano” i genitori, oppure neonati che hanno un brutto carattere e a cui va insegnato subito chi comanda.
No, niente di tutto ciò.
Il neonato che piange ci sta dicendo che ha bisogno!

Cosa può dirci il neonato con il pianto?

Più o meno.. qualsiasi cosa!!
Che ha fame, ha sete, ha caldo o freddo, che si sente solo o che s’è spaventato, che ha bisogno di contatto oppure che è un po’ annoiato.
Ci può dire se ha appena fatto la cacca, oppure se ha sentito qualche movimento nel suo pancino, oppure se sta per scappargli un ruttino.
E ancora può richiedere attenzioni, può aver bisogno interazioni, può desiderare il contenimento delle braccia del genitore o della vicinanza della sua mamma.
Può voler ciucciare un po’ al seno o di essere cullato per rassicurarsi e rilassarsi.
Ci dice, con il pianto, se è stanco, se ha sonno, se ha esaurito le energie, se vuole riposare.

Sono troppo stanca a volte, come faccio?

Dal punto di vista pratico un piccolo suggerimento per le mamme è quello di scegliere con cura qualcuno che possa aiutarle, sostenerle, dare un aiuto pratico amorevole e mai invadente.
Che sia un’amica, una parente, un’ostetrica o una doula.
Qualcuno di apprezzato e magari di piacevole che possa svolgere piccole faccende domestiche, che possa fare una spesa, oppure preparare un pasto dignitoso, o anche solo con cui poter parlare, con cui poter raccontare qualcosa.
Va ricordato che il cucciolo d’uomo, esattamente come i cuccioli di tutti i mammiferi, risente in modo importante dello stato d’animo della madre.
Se la madre è dunque nervosa, preoccupata, particolarmente provata o spossata, stanca, sfiduciata, spesso irrequieta sarà più facile che anche il suo piccolo possa in qualche modo essere più nervoso e tendente al pianto!

Come capisco cosa vuole il piccolo?

L’enorme sfida per mamma e papà è capire di cosa esattamente il neonato ha bisogno.
Non è di certo facile nei primi tempi, il pianto può essere emotivamente difficile da gestire, può spaventare, può muovere grande compassione o talvolta anche il senso di colpa, può innervosire o far sentire inadeguati, può mettere dubbi sulla salute del bimbo o può mettere dubbi sulle proprie capacità di accudimento.
Forza e coraggio!! Sono fasi e bisogna darsi il tempo di conoscersi e di comprendersi!
Con qualche settimana assieme, con una buona dose di pazienza e con un discreto quantitativo di fiducia, la grande maggioranza delle mamme e dei papà riesce a comprendere da pochi vagiti cosa il piccolo richiede .

Cos’altro può essermi utile sapere?

Fondamentale è sapere che il neonato si accinge nei primi mesi di vita a fare tutto per le primissime volte e questo può costargli fatica e stanchezza.
Inoltre, non conosce nulla del nostro mondo tranne la sua mamma e può essere dunque spaventato da un grandissimo numero di stimoli provenineti sia dal suo corpo, sia dall’ambiente esterno.
Il piccolo non sa cosa sia una carrozzina o una sdraietta, un passeggino o un seggiolino e spesso non apprezza tutti questi “contenitori”, preferendo la vicinanza con la mamma.
Il cucciolo di uomo non piange solo perché ha fame, non passa tutto il tempo a dormire dopo la poppata, non si arrabbia nelle ore serali perché ha le coliche (per fortuna sono, nonostante ciò che si dice, un’evenienza rara), non ha un caratteraccio e nemmeno è capriccioso.
Il neonato è una nuova persona, seppur piccola di stazza, arrivata nel nostro (strano) mondo e con il pianto inizia a farci sapere i suoi gusti, le sue necessità e le sue preferenze.

 

 

 

 

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Articoli sullo stesso argomento: https://www.uppa.it/nascere/neonato/il-pianto-del-neonato/

Quel che non vi dicono sul ciuccio

Il ciuccio serve davvero? Cosa dobbiamo sapere? Come decidere di utilizzarlo in modo informato, consapevole e sicuro?

Tra gli oggetti/strumenti/accessori obbligatori in lista nascita, come regalo di un parente, come suggerimento da un amica.
Ovunque ne sentirai parlare, da chiunque “rischi” ti sia regalato tanto prima, quanto dopo il parto.
Parliamo di lui, sì, del ciuccio.
Quell’oggetto che pare d’obbligo, dovuto, ovvio da proporre ad un bambino, soprattutto se molto piccolo.

Ad oggi, possiamo affermare con certezza che questo accessorio in apparenza innocuo e tenero non è sempre “normale” e “benefico” e che quindi prima di essere offerto ad un neonato andrebbe conosciuto al fine di poterlo eventulamente utilizzare con consapevolezza e un pizzico di cautela.
E perché mai?

  1. Il ciuccio per quanto ergonomico, adatto alla bocca del piccolo, su misura e di materiali ottimi è sempre da evitare nelle prime 4-6 settimane di vita del bambino se si desira allattare al seno.
    Il motivo? Può interferire e compromettere l’allattamento!
    Ma capiamo meglio…
    Il neonato seppur nasca con la capacità di attaccarsi al seno, di succhiare e di deglutire necessità tuttavia di consolidare e allenare queste innate competenze.
    Se al neonato si offrono oltre al seno anche surrogati materni come ciuccio, biberon, tettarelle, paracapezzoli sarà per lui molto più complicato consolidare la competenza di un buon attacco al seno e di una suzione adeguata.
    Quando il neonato si attacca al seno, infatti, è importante che apra bene la bocca e che faccia un determinato movimento con la mandibola e con la lingua. Movimenti che poppata dopo poppata si abitua a compiere e a rinforzare. I vari surrogati richiedono invece una modalità di suzione, una posizione di bocca, lingua e mandibola diversa, motivo per cui, se nelle prime 4-6 settimane di vita al cucciolo è richiesto di succhiare oltre che al seno anche a ciucci/tettarelle/paracapezzoli si rischia di confonderlo.
    Un neonato confuso tenderà quindi ad attaccarsi al seno nella stessa (errata) modalità e posizione che utilizzerebbe attaccandosi al biberon o ciucciando al ciuccio.
    Questo errore, seppur possa parere piccolo e banale può tuttavia portare ad un allattamento, ad un attacco al seno e ad una poppata non ottimali, può causare ragadi, può causare un trasferimento di latte dal seno materno al bimbo non sufficiente o non adeguato.
  2. Succhiare al ciuccio può portare nel tempo anomalie di posizionamento dei denti come malocclusioni, morso aperto o morso incrociato.
  3. Succhiare al ciuccio può portare ad un inadeguato posizionamento e consolidamento delle strutture presenti nell’orecchio interno, può essere associato a disfunzioni della Tromba di Eustachio (condotto che collega l’orecchio medio alla faringe e che ha importanti funzioni per l’apparato respiratorio e quello uditivo) e può essere correlato ad un aumentato rischio di otiti nell’infanzia.
  4. L’uso del ciuccio e di qualsiasi surrogato materno fin dalla nascita non aiuta il rafforzamento della struttura muscolare della bocca, della mandibola e della mascella del bimbo.
  5. Alcuni studi sostengono che le infezioni gastrointestinali e le colonizzazioni orali da candida aumentano durante l’uso del ciuccio.
Per un uso consapevole


Si può affermare con certezza che l’utilizzo del ciuccio è una decisione e un’esigenza del genitore e non è mai una necessità o diretta richiesta del bambino.
Per chi non possa farne a meno qui di seguito qualche suggerimento per un uso ottimale:

  1. Si consiglia alle madri di evitare il ciuccio finché l’allattamento non sarà ben avviato ossia circa fino le 4-6 settimane di vita del bambino.
  2. E’ normale che un bambino abituato esclusivamente al seno possa rifiutare il ciuccio. Non è necessario forzare il bimbo, conviene più seguire “i suoi gusti” e le sue inclinazioni.
  3. Se si decide di usare il ciuccio il consiglio è di limitare l’utilizzo alle ore notturne, o ancora meglio al solo momento dell’addormentamento.
  4. Si sconsiglia di usarlo per rimpiazzare o ritardare le poppate.
  5. Il ciuccio non deve essere rivestito o immerso soluzioni dolci o zuccherine prima di essere proposto al bambino.
  6. Il ciuccio va pulito di frequente e sostituito
  7. Sarebbe preferibile smettere di usare il ciuccio attorno all’anno di vita del bambino per evitare l’insorgenza di problemi del cavo orale o dell’assetto dell’orecchio.

 

 

 

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Bibliografia e sitografia:
1. http://www.lllitalia.org/44-articoli-genitori/preoccupazioni-comuni/158-il-ciuccio-previene-la-sids.html

2.www.infermieristicapediatrica.it/index.php?option=com_content&view=article&id=40:ciuccio-i-rischi-e-i-benefici-del-suo-utilizzo&catid=2:assistenza&Itemid=5

3. Bebé a costo zero – Giorgia Cozza

Vademecum per genitori assonnati

Tratto dal libro “E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti
  • E’ normale e fisiologico che i bambini abbiano risvegli notturni, di solito fino ai tre anni di età.
  • I neonati e i bambini hanno innate tutte le competenze necessarie per acquisire spontaneamente ritmi fisiologici di sonno/veglia. Basta non interferire e conoscere la fisiologia per accompagnarli serenamente verso questo atto di crescita.
  • Quando nasce un bambino i suoi ritmi di sonno sono sincronizzati con quelli della madre e continuano a esserlo nei mesi seguenti, se questi dormono vicini. Perciò la madre avrà un sonno migliore e più ristoratore se dorme vicino al suo bambino.
  • In molte culture è normale che i bambini dormano coi genitori senza conseguenze patologiche di nessun genere sia a breve, sia a lungo termine.
  • L’allattamento al seno a richiesta è tale se effettuato anche di notte, anzi, di notte il latte della mamma è ancora più facile da succhiare perché aumentano le concentrazioni materne di prolattina e ossitocina, gli ormoni dell’allattamento.
  • Fino al terzo mese di vita il bambino non attraversa stadi di sonno profondo, né secerne in maniera stabile la melatonina (un ormone che induce il riconoscimento e l’instaurarsi dei ritmi/buio), per cui non ha senso l’idea secondo cui il neonato possa “scambiare il giorno per la notte”.
  • Esistono molti libri in commercio che suggeriscono metodi per far addormentare i bambini: sono privi di qualsiasi riscontro scientifico e molte associazioni di pediatri si sono espressi sulla loro “pericolosità”. Nessun bambino è uguale a un altro e un modo di dormire uguale per tutti non esiste.
  • I genitori sono liberi di scegliere modalità e luoghi in cui tutta la famiglia dorme meglio.
  • Il sonno è un’esigenza fisiologica come mangiare, bere, muoversi: tutti i bambini a loro modo, prima o poi, mangiano e bevono da soli, camminano, dormono senza bisogno del sostegno dei genitori. Si tratta di una conquista di autonomia graduale e rispettosa dei tempi di ogni bambino e della fisiologia.
  • I bambini che hanno effettivi disturbi del sonno non sono quelli che si svegliano durante la notte, ma quelli che non riescono a riaddormentarsi anche per ore dopo il risveglio notturno.
  • Rispondere prontamente ai bisogni del bambino e ai suoi segnali, sia di notte sia di giorno, non lo vizia ma costituisce la base per la sua autostima e per la fiducia negli altri anche in età adulta.