Tra i fenomeni più tipici del terzo trimestre di gravidanza, al pari delle pipì frequenti e degli indurimenti della pancia, c’è il nesting.

Dall’inglese (che fa figo) “to nest” che significa proprio “fare nido”, “costruire il nido” questo termine fa riferimento alla tendenza che gran parte delle donne in attesa ha di preparare luoghi, condizioni e oggetti per accogliere il proprio bambino.

Le nostre nonne e mamme lo chiamano proprio “la sindrome del nido” e lo associano, con semplicità di termini, a quel preparare, predisporre, organizzare, riorganizzare tipico degli ultimi mesi di gestazione e delle settimane prima del parto.

Ma preparare e predisporre cosa?

Tutto!
Sì, proprio tutto.

Spazi, ambienti, stanze.
Oggetti, corredino, vestiti, pannolini, seggiolini.
Anche sé stesse, se dobbiamo dirla tutta.
Perché legato al nesting c’è anche la preparazione che ogni donna compie in un senso più profondo.
Magari iniziando a pensare alla nascita e raccogliendo nozioni sui luoghi in cui è possibile partorire. O iscrivendosi ad un corso per raccogliere informazioni aggiornate e fare rete con altre mamme in attesa.

Non è insolito vedere le donne verso il terzo trimestre incuriosite da ciò che avverrà.
Molte iniziano a leggere libri, a raccogliere in modo approfondito informazioni sull’epidurale, altre magari cercano studi e indicazioni per le tecniche non farmacologiche da usare in travaglio. Alcune si iscrivono ad un corso per gestanti in piscina, altre iniziano a sentire il bisogno di un appuntamento tutte le settimane con un’ostetrica per lavorare su corpo, cuore e mente in preparazione al parto e al dopo.

Insomma, nesting è dunque fare nido. Ed è, in senso decisamente ampio.
E’ un disporre e preparare il bagaglio per la nascita.
Che, nonostante quel che si pensa non è solo di natura materiale, ma tutto può comprendere: dalle informazioni all’occorrente, passando per strategie, cura di sé, oggetti e stanze, apertura emotiva e altro.

Perché avviene?

E’ tutta colpa loro, ancora!
Sono gli ormoni.
Che ci piaccia o no siamo mammiferi e siamo guidati da dinamiche neurovegetative e ormonali che influenzano il nostro comportamento.
Non lo sapevate?
Gli ormoni non hanno effetto solo sul corpo e sulle risposte fisiologiche/biochimiche/funzionali del nostro organismo.
Esplicano effetti visibilissimi anche sulla psiche, sul comportamento, sui bisogni, sull’emotività, sull’affettività di ogni essere umano.

Prolattina e ossitocina, i soggetti in questione quando parliamo di nesting, sono molto presenti nel terzo trimestre e sempre di più verso il termine di gravidanza.
Esercitano importanti funzioni sulla dinamica psico-emotiva e comportamentale della mamma per renderla pronta all’evento del parto e alle fasi successive.
Preparare, predisporre e nidificare sono proprio una conseguenza di questa combo ormonale. La necessità di organizzare attorno a sé idem.
Per poter partorire fisiologicamente e positivamente la mente e il corpo della donna devono essere a proprio agio. Sapere che tutto è pronto mette dunque il corpo e la mente della donna in una condizione maggiormente favorevole.

Spesso nemmeno ci rendiamo conto e negli ultimi tempi facciamo tutto, dal prendere appuntamento dal parrucchiere, al pulire a fondo casa dicendoci “meglio ora che dopo”, oppure giustificando con “e chi avrà più tempo poi?”.
La tendenza a sistemare tanto noi stesse quanto quello che abbiamo attorno è davvero un forte bisogno che ci aiuta a sentirci a posto.
In poche parole: pronte a vivere il processo della nascita con più facilità, consapevoli che il resto ha una sua collocazione (più o meno!).

Ultime cose, ma non meno importanti sono quelle che riguardano la sfera emotiva: prolattina e ossitocina oltre a regolare i processi di nesting sono responsabili della preparazione materna alla relazione, predispongono all’accudimento, favoriscono l’amore e l’affettività tipica del dopo parto, guidano quella tendenza materna volta al prendersi cura, alimentano la dimensione empatica.

E dunque: nesting sia!
E’ tutta salute.
Buon Nido a tutte le mamme!

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