Portare in fascia è un’arte.
Una modalità di relazione, di cura e di amore.

A volte è un salva vita.
Altre volte un salva cena.
Altre ancora è pure un salva “sanità mentale” delle mamme.
E’ inoltre una dolce strategia per accogliere il bisogno di contatto dei bimbi e delle mamme.
(Sì, perché diversamente da quanto si crede anche i genitori possono avere il bisogno e il piacere di stare vicini ai loro bambini)

Tra le domande che più spesso mi arrivano c’è:
“Quando posso iniziare a portare in fascia?”.

E la risposta è spesso e volentieri: Mettiti in ascolto di te, potrai farlo QUANDO SEI PRONTA!
“In ascolto? E di chi? Di cosa? Con un neonato? Con la stanchezza che provo? Come faccio? Cosa vuol dire essere pronta?”

Ebbene, domande lecite.
Vediamo quindi qui di seguito cosa intendo.
Ma intanto ve lo anticipo: il tempo giusto per iniziare a portare è variabile da donna a donna, da mamma a mamma.
Importantissimo è che:

  • non vi sia fretta di farlo
  • ogni mamma porti l’attenzione con auto-responsabilità e cura al suo corpo
  • ogni mamma rimanga quanto più possibile fedele ai propri tempi e modalità, concedendosi lo spazio per sperimentare sè stessa nel ruolo di madre e per conoscere il proprio piccolo in modo onesto, slegato da preconcetti e aspettative

Per capire meglio cosa intendo e per scendere nella pratica i due elementi imprescindibili su cui focalizzarsi sono a mio avviso i seguenti.

1. Il perineo e la ripresa del corpo

Spesso e volentieri dimenticato ed escluso, il perineo è una struttura muscolare, anatomica, funzionale, posturale, emotiva ed energetica molto complessa e importantissima per la salute globale della donna.
Dopo gravidanza e parto, poiché fortemente sollecitato da questi due eventi, il perineo ha sempre (senza se e senza ma) bisogno di un suo tempo di recupero.

Questo tempo, che può essere variabile da donna a donna, dipende da numerosissimi fattori come la salute pregressa del perineo, il decorso della gravidanza, il tipo di parto (cesareo, naturale, con ventosa, con episiotomia ecc…), la consapevolezza e percezione che la stessa donna ha di questa sua zona del corpo.

E cosa centra il portare con il perineo? – vi chiederete.
O ancora: non è forse meglio il sostegno di un supporto come la fascia che la fatica delle braccia per il corpo materno?

La risposta è controversa e si trovano pareri estremamente discordanti a riguardo.
Per la mia esperienza di Ostetrica e Istruttrice Portare i Piccoli posso dire che attendere qualche tempo prima di portare in fascia è ad iper vantaggio per il perineo.

Un neonato in fascia infatti “appoggia” fisiologicamente il suo peso oltre che sulla fascia anche su spalle, torace, zona lombare, bacino e pavimento pelvico.
Seppur in modo distribuito e tendenzialmente ben sostenuto, una parte del peso del piccolo grava inevitabilmente a livello perineale.
Ciò accade molto meno se il piccolo è semplicemente in braccio perché il suo peso coinvolge sì le strutture appena citate, ma è sostenuto in gran parte dalle braccia.
Inoltre, accade fisiologicamente che in fascia la gestione del peso sia statica e vada ad appoggiarsi in modo costante sugli gli stessi punti; tenendo il piccolo in braccio invece la postura è più dinamica, si aggiusta e si modifica costantemente, il corpo si muove in modo pressocché continuo andando talvolta a sollecitare meno il perineo.

Sensazione di peso, tensioni o dolori a livello vaginale e vulvare, presenza di punti di sutura, incontinenza, lacerazioni importanti o episiotomia sono solo alcune delle condizioni per cui è consigliabile attendere prima di portare in fascia e per cui è fondamentale eseguire prima una valutazione del pavimento pelvico.

So che spesso portare è una necessità: ci sono tante cose da fare in casa, ci sono fratelli più grandi di cui occuparsi, la vita va veloce e non accoglie con facilità i lenti tempi di madri e bambini in puerperio.
Tuttavia non dimentichiamoci che il corpo, dopo il grande lavoro della gravidanza e del parto, ha dei tempi di recupero (mi ripeto lo so!) che è importante rispettare al fine di stare bene a lungo termine.

2. Prendere confidenza con il piccolo e con i nuovi ritmi di vita

Ogni cucciolo d’uomo nasce dotato di infinite competenze, ogni madre allo stesso modo accoglie il suo bambino con un bagaglio di esperienze e capacità impensabili.
Tuttavia questo processo non è subito facile e chiaro! Il cammino verso equilibrio e armonia si compie con calma.
Sottovalutato dalla nostra società, ma tipico e fondamentale nel dopo parto è il tempo della lentezza.
E’ importante: consente di stare nella conoscenza attenta e partecipata, nell’avvio dell’allattamento, nell’adattamento, nell’uso delle mani e delle braccia, nella corporeità.
E non è male che avvenga con un uso scarso o comunque ponderato di “mediatori” come fasce o supporti.

Non condanno l’uso precoce di una fascia, ovviamente tanto dipende dalle necessità e dalle dinamiche soggettive della famiglia, ma sostengo con molta forza il non-fare, soprattutto a pochi giorni o settimane dal parto.
Talvolta accade che mettere i bimbi in fascia per le mamme possa equivalere a “fare,” “muoversi”, “ripartire”. Cose giustissime e super positive, ma solo se non portano a sforzo fisico, psicologico, emotivo.

So che questa posizione troverà molte perplessità, per la maggior parte delle mamme le prime settimane di vita sono estremamente complesse e faticose. E altrettanto spesso è una reale esigenza quella di trovare una strategia efficace.
Tuttavia, lo dico davvero con il cuore, datevi tempo!

Tempo di capire, realizzare, di iniziare a conoscervi nel ruolo di genitori.
Date tempo ai vostri bambini di esprimere chi sono e come sono, di comunicare i loro bisogni, di sperimentarsi nella vita fuori dall’utero.
Datevi tempo per gestire la fatica, il pianto, la crisi. Tempo per attivare risorse vostre, endogene.
Tempo per usare le braccia e gli abbracci.
Per il divano e il letto.

La fascia troverà facilmente la sua collocazione nella vostra dinamica anche dopo qualche settimana di vita assieme.
E se proprio non potete attendere, chi sono io per dire di non portare?
Fatelo, ma fatelo con consapevolezza, attenzione, cura.
Non per “negare” il cambiamento, ma per sostenere il vostro benessere.
Con criterio, concedendovi sempre ascolto e rispetto.

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