Mamme e bimbi: vicini è giusto

È stato detto spesso, lo si legge in giro per il web, lo si sente talvolta partire dall’istinto, da quella zona dentro al petto capace di muoversi e parlare.. ma non è mai abbastanza!

E che problema c’è? Ripetiamolo!

Contrariamente a quanto la nostra cultura ci fa credere, per il bambino essere toccato e massaggiato, stare in braccio e essere dondolato, dormire vicino a mamma e papà e essere portato in fascia sono cose buone e giuste!

E soprattutto, non saranno mai vizi, o scelte per lui dannose.

E perché?

1. Perché il neonato NON possiede una struttura cognitiva sufficientemente fine e matura per fare “i capricci”, per piangere con la pretesa di ricevere attenzioni, per traviare il comportamento dei genitori in direzione della sua volontà, perché si possa parlare delle sue richieste (numerose e sicuramente stancanti) come di vizi.
Cerchiamo di capirlo: è troppo piccolo!
Nemmeno è consapevole che quello che gli passa di fianco è il suo braccio, nemmeno si rende conto (se non prima dei 9-12 mesi, epoca che coincide con la fine dell’esogestazione) di essere venuto al mondo.
Come può DECIDERE, SCEGLIERE, USARE L’INTENZIONE, piangere o lamentarsi VOLUTAMENTE, avere SCOPI E OBIETTIVI alla base del suo agire?
No, mi dispiace, non c’è volontà, intenzione, programmazione, ragionamento, perseguimento di uno scopo in lui.
(Queste finissime e nobili capacità sopra elencate fanno parte di una maturità che inizia a svilupparsi verso i 12/18 mesi per completarsi attorno ai 3 anni di vita.)

2. Perché per un neonato la vicinanza al genitore è rassicurazione, conforto, calore, è riprovare lo stato dell’utero.
In questa nuova e sconosciuta vita di bisogni, fastidi e novità, la vicinanza è ri-sperimentare (almeno in parte) il comfort e il benessere dei 9 mesi nel pancione.
Ed è cosa buona e giusta, sapete?
Perché come molti studi evidenziano, le sensazioni positive, piacevoli e prive di stress date dal CONTATTO PROLUNGATO favoriscono il raggiungimento di un equilibrio omeostatico fondamentale alla salute.
Più precisamente promuovono un miglior aumento di peso, aiutano la maturazione del sistema immunitario, intervengono nello sviluppo delle competenze mentali, cognitive, emotive e relazionali, .

3. Perché la vicinanza e il contatto sono pace e quiete, ma sono anche STIMOLO.
È stimolo il movimento del corpo di chi tiene in braccio o in fascia che aiuta il bambino a sviluppare l’equilibrio e la lateralizzazione.
È stimolo il respiro della mamma a cui il bambino sincronizza il suo (fondamentale di notte e come prevenzione della SIDS).
È stimolo la sensazione tattile di calore e avvolgenza delle braccia della mamma o della fascia che si usa.
È stimolo uditivo il rumore del cuore che il piccolo sente appoggiandosi al petto dell’adulto, oppure la voce.
È stimolo il dover in qualche modo rimanere aggrappato al corpo dell’adulto, importante modalità di rafforzamento della muscolatura e valido aiuto per le future tappe motorie.
Sono stimolo le sensazioni che il bimbo vive nella quotidianità ma che, nella vicinanza con il genitore, sono accolte, mediate, elaborate con maggiore facilità.
Si sa, un piccolo per crescere ha bisogno di stimoli adeguati alle sue capacità e sicuramente stimoli migliori di quelli che consapevolmente e inconsapevolmente offrono i genitori, non ve ne saranno mai.

Quindi mamme, se vi va, se volete, se vi piace, se sentite il bisogno di tenere vicini i vostri morbidi e piccoli cuccioli, FATELO! Aiuta la relazione, stimola ormoni potenti e buoni, aiuta a gestire stress e stanchezza, è strumento di guarigione.

Immagine: https://www.instagram.com/p/BZ1rmsJHKMp/?hl=it&taken-by=doulawisdom (Doulawisdom)

Vademecum per genitori assonnati

Tratto dal libro “E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti
  • E’ normale e fisiologico che i bambini abbiano risvegli notturni, di solito fino ai tre anni di età.
  • I neonati e i bambini hanno innate tutte le competenze necessarie per acquisire spontaneamente ritmi fisiologici di sonno/veglia. Basta non interferire e conoscere la fisiologia per accompagnarli serenamente verso questo atto di crescita.
  • Quando nasce un bambino i suoi ritmi di sonno sono sincronizzati con quelli della madre e continuano a esserlo nei mesi seguenti, se questi dormono vicini. Perciò la madre avrà un sonno migliore e più ristoratore se dorme vicino al suo bambino.
  • In molte culture è normale che i bambini dormano coi genitori senza conseguenze patologiche di nessun genere sia a breve, sia a lungo termine.
  • L’allattamento al seno a richiesta è tale se effettuato anche di notte, anzi, di notte il latte della mamma è ancora più facile da succhiare perché aumentano le concentrazioni materne di prolattina e ossitocina, gli ormoni dell’allattamento.
  • Fino al terzo mese di vita il bambino non attraversa stadi di sonno profondo, né secerne in maniera stabile la melatonina (un ormone che induce il riconoscimento e l’instaurarsi dei ritmi/buio), per cui non ha senso l’idea secondo cui il neonato possa “scambiare il giorno per la notte”.
  • Esistono molti libri in commercio che suggeriscono metodi per far addormentare i bambini: sono privi di qualsiasi riscontro scientifico e molte associazioni di pediatri si sono espressi sulla loro “pericolosità”. Nessun bambino è uguale a un altro e un modo di dormire uguale per tutti non esiste.
  • I genitori sono liberi di scegliere modalità e luoghi in cui tutta la famiglia dorme meglio.
  • Il sonno è un’esigenza fisiologica come mangiare, bere, muoversi: tutti i bambini a loro modo, prima o poi, mangiano e bevono da soli, camminano, dormono senza bisogno del sostegno dei genitori. Si tratta di una conquista di autonomia graduale e rispettosa dei tempi di ogni bambino e della fisiologia.
  • I bambini che hanno effettivi disturbi del sonno non sono quelli che si svegliano durante la notte, ma quelli che non riescono a riaddormentarsi anche per ore dopo il risveglio notturno.
  • Rispondere prontamente ai bisogni del bambino e ai suoi segnali, sia di notte sia di giorno, non lo vizia ma costituisce la base per la sua autostima e per la fiducia negli altri anche in età adulta.