Il pianto del neonato

Le domande più frequenti
-Perché il neonato piange?

Per comunicare!
Avete mai pensato a quante parole diciamo noi in una giornata? Ecco, tante!
Il neonato nasce con un numero incredibile di competenze tra le quali quella di saperci riferire ogni suo bisogno e necessità attraverso quell’insieme di suoni che identifichiamo con il pianto.

A cosa gli serve piangere?

Il pianto è il mezzo che consente al piccolo di metterci al corrente del suo stato, di farci sapere ciò che non gradisce, ciò che vorrebbe o che desidera, ciò che gli serve o ciò che non vuole più.

In che momento della giornata piange maggiormente?

Seppur non sia facile rispondere a questa domanda poiché la soggettività di ogni individuo gioca un ruolo importante, bisogna riconoscere che moltissimi neonati tendono ad essere più nervosi o irrequieti di sera.
In particolare nella fascia oraria (indicativa!!) 18- 23 il neonato inizia a sentire tutta la stanchezza della giornata, rielabora gli stimoli ricevuti, avverte il passaggio dal giorno alla notte, percepisce la stanchezza e l’esaurimento di energie della mamma..
A causa di questi, e spesso altri motivi, può più facilmente innervosirsi e quindi piangere.

E chi piange di frequente sia di giorno, sia di notte?

Ogni piccolo ha il suo carattere, il suo temperamento, i suoi gusti, le sue necessità, le sue preferenze, i suoi ritmi.
Non vale una sola e singola regola per tutti i neonati e le variabili sono numerosissime.
La cosa da ricordare sempre è che se un bambino piange è perché sta comunicando.
Non esistono neonati viziati, o neonati che “tiranneggiano” i genitori, oppure neonati che hanno un brutto carattere e a cui va insegnato subito chi comanda.
No, niente di tutto ciò.
Il neonato che piange ci sta dicendo che ha bisogno!

Cosa può dirci il neonato con il pianto?

Più o meno.. qualsiasi cosa!!
Che ha fame, ha sete, ha caldo o freddo, che si sente solo o che s’è spaventato, che ha bisogno di contatto oppure che è un po’ annoiato.
Ci può dire se ha appena fatto la cacca, oppure se ha sentito qualche movimento nel suo pancino, oppure se sta per scappargli un ruttino.
E ancora può richiedere attenzioni, può aver bisogno interazioni, può desiderare il contenimento delle braccia del genitore o della vicinanza della sua mamma.
Può voler ciucciare un po’ al seno o di essere cullato per rassicurarsi e rilassarsi.
Ci dice, con il pianto, se è stanco, se ha sonno, se ha esaurito le energie, se vuole riposare.

Sono troppo stanca a volte, come faccio?

Dal punto di vista pratico un piccolo suggerimento per le mamme è quello di scegliere con cura qualcuno che possa aiutarle, sostenerle, dare un aiuto pratico amorevole e mai invadente.
Che sia un’amica, una parente, un’ostetrica o una doula.
Qualcuno di apprezzato e magari di piacevole che possa svolgere piccole faccende domestiche, che possa fare una spesa, oppure preparare un pasto dignitoso, o anche solo con cui poter parlare, con cui poter raccontare qualcosa.
Va ricordato che il cucciolo d’uomo, esattamente come i cuccioli di tutti i mammiferi, risente in modo importante dello stato d’animo della madre.
Se la madre è dunque nervosa, preoccupata, particolarmente provata o spossata, stanca, sfiduciata, spesso irrequieta sarà più facile che anche il suo piccolo possa in qualche modo essere più nervoso e tendente al pianto!

Come capisco cosa vuole il piccolo?

L’enorme sfida per mamma e papà è capire di cosa esattamente il neonato ha bisogno.
Non è di certo facile nei primi tempi, il pianto può essere emotivamente difficile da gestire, può spaventare, può muovere grande compassione o talvolta anche il senso di colpa, può innervosire o far sentire inadeguati, può mettere dubbi sulla salute del bimbo o può mettere dubbi sulle proprie capacità di accudimento.
Forza e coraggio!! Sono fasi e bisogna darsi il tempo di conoscersi e di comprendersi!
Con qualche settimana assieme, con una buona dose di pazienza e con un discreto quantitativo di fiducia, la grande maggioranza delle mamme e dei papà riesce a comprendere da pochi vagiti cosa il piccolo richiede .

Cos’altro può essermi utile sapere?

Fondamentale è sapere che il neonato si accinge nei primi mesi di vita a fare tutto per le primissime volte e questo può costargli fatica e stanchezza.
Inoltre, non conosce nulla del nostro mondo tranne la sua mamma e può essere dunque spaventato da un grandissimo numero di stimoli provenineti sia dal suo corpo, sia dall’ambiente esterno.
Il piccolo non sa cosa sia una carrozzina o una sdraietta, un passeggino o un seggiolino e spesso non apprezza tutti questi “contenitori”, preferendo la vicinanza con la mamma.
Il cucciolo di uomo non piange solo perché ha fame, non passa tutto il tempo a dormire dopo la poppata, non si arrabbia nelle ore serali perché ha le coliche (per fortuna sono, nonostante ciò che si dice, un’evenienza rara), non ha un caratteraccio e nemmeno è capriccioso.
Il neonato è una nuova persona, seppur piccola di stazza, arrivata nel nostro (strano) mondo e con il pianto inizia a farci sapere i suoi gusti, le sue necessità e le sue preferenze.

 

 

 

 

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Articoli sullo stesso argomento: https://www.uppa.it/nascere/neonato/il-pianto-del-neonato/

Il viaggio del neonato: la nascita da un’altra prospettiva

La nascita.
Da un mondo accogliente, caldo, piacevole, senza fame e senza sete, senza bisogni o necessità.
Da uno spazio ovattato in cui i suoni sono presenti, ma attutiti. Dove le luci assieme alle ombre lo avvolgono morbide.
Da un luogo così arriva il neonato.

La dolce culla materna è il luogo in cui il piccolo vive per il periodo che solo lui decide.
Costantemente, è mosso dolcemente dal dondolio dei movimenti, ninnato dai suoni del corpo materno, massaggiato dall’utero che lo avvolge.
Finché un giorno, la sua permanenza nell’accogliente nido diventa forse un pochino più movimentata del solito.
La sua casa di pace inizia a muoversi attorno a lui, inizia a stringersi attorno al suo corpo.
Le onde dell’utero lo massaggiano, dapprima con un tocco lieve e via via con ritmo ed energia.
Il luogo che lo ha cullato, dondolato, riscaldato, protetto, nutrito e visto crescere inizia con calma e pazienza a salutarlo.

E non è mica facile. Il nostro piccolo comprende e accetta che sia il momento di andare, ma la strada per la nascita è impegnativa!
L’utero materno che si stringe attorno a lui lo sospinge con dolce fermezza verso il nuovo mondo.
Con fiducia e con impegno lo accompagna come a dirgli: “Va, ora puoi farcela!”.

Il cammino non è breve ed è un po’ tortuoso. Quante curve e giri e rotazioni deve fare per avanzare. Quanto impegno e dedizione!
“Quante cose interessanti ho visto in questo viaggio!”

Alla fine, dopo lo sforzo finale, eccolo!
In tutta la sua potente dolcezza. Nella sua tenera forma.

Il bimbo con la nascita si lascia alle spalle la vita che conosce, i rumori famigliari, le sensazioni note al suo corpo e alla sua mente.
L’ingresso nel nuovo mondo è per lui faticoso.
Non conosce quella cosa attraverso cui l’aria entra nel naso e gli percorre tutta l’area del petto fino ad arrivare nei polmoni.
Respirare? Lo chiamano così qui! Mai fatto prima d’ora!
Avverte poi un po’ di freddo. “Ma…cos’è questa nuova cosa? Aria? Dov’è l’acqua che avevo attorno? Forse si stava meglio là, ripensandoci!

Quante nuove sensazioni lo travolgono!
I confini attorno a lui scompaiono, quell’utero morbido che faceva da culla ha ceduto il posto allo spazio, aperto e infinito.
Apre le braccia, ma non tocca nulla, non sente nulla.
Dove sono finito?”, pensa spaventato.
Gli manca il margine, gli manca quel rassicurante limite attorno al corpo che lo faccia sentire contenuto.

E poi le luci, i suoni, i rumori. Gli stimoli sono forti. Sono diretti. Sono travolgenti.
Vorrei aprire gli occhi! Non so se ci riesco!

Ma presto un paio di voci note: “Vi conosco!
Ed una.. una in particolare è meravigliosa!
E’ lei, ne sono sicuro. E’ la mamma! Quante volte l’ho sentita mentre parlava, o cantava per me!

La madre allunga le braccia e il piccolo subito riconosce la mano, riconosce il tocco caldo e sicuro attorno al suo corpo.
La sensazione di benessere è immediata.

Il profumo di mamma lo invade.
Appoggiato al suo petto avverte quel suono ritmico e infinito, quel cuore pulsante e fiero che scandiva il tempo.
E’ quel battito che sentivo nell’altro mondo!

Il corpo della mamma profumato e caldo lo rilassa.
Finché un altro odore famigliare arriva alle narici del neonato.
Assomiglia molto al liquido che mi avvolgeva nella pancia! Sarà mai possibile? Da dove viene?
Curioso apre gli occhi e con pazienza si dirige verso l’origine, verso il seno materno.
Quel luogo di morbidezza e calore gli pare di conoscerlo da sempre.
Affondandovi il viso ritrova la pace dell’utero: il liquido caldo che la soffice sorgente offre è conforto e ristoro per il piccolo.
Quindi questo significa bere e mangiare? Pensavo fosse più facile!

E da quella prospettiva si perde per la prima volta negli occhi della mamma.
Ma allora sei proprio tu? Che bello vederti! Che bello affondare i miei occhi nei tuoi occhi! La nascita non è poi così male!

Lentmente la calma lo invade, la stanchezza del viaggio si fa sentire, sempre più pesante, sempre più presente.
Su quel suo corpo nuovo ma conosciuto, tra quelle braccia accoglienti ma robuste il piccolo, appena arrivato, si abbandona.
Forse ora capisco: sei tu il mio mondo, mamma!

 

In che modo si può partorire?

Le posizioni del parto

Nell’immaginario collettivo la posizione in cui la donna partorisce è quella ginecologica, detta anche litotomica. Anni e anni di racconti, immagini, libri illustrati, film portano senza dubbio a pensare che la posizione del parto sia quella sdraiata, con le gambe all’aria, le mani ben aggrappate a delle maniglie, il mento sullo sterno e possibilmente il respiro trattenuto.

Niente di più sbagliato!!

La posizione in cui la donna può partorire è sempre e solo quella che preferisce, quella in cui sta più comoda, in cui percepisce meglio il proprio corpo e le sensazioni correlate.

Numerosissimi studi dimostrano che se la donna è lasciata libera di muoversi, di cambiare posizione, di sperimentare e di trovare la modalità a lei adatta, il travaglio è più veloce, più facilmente gestibile e con esiti migliori per lei stessa e per il suo bambino.
Le contrazioni, infatti, con il movimento e i cambi di posizione, possono essere più intense ed efficaci con frequente e considerevole riduzione dei tempi del travaglio, ma al contempo la sensazione associata può essere meno dolorosa.

Inoltre, la donna che si è potuta muovere con libertà e che ha potuto decidere cosa fare, percepisce di aver avuto un ruolo attivo e protagonista, con ottimi esiti anche nella rielaborazione dell’evento nascita.

Dondolii, oscillazioni, movimenti rotatori, piccoli piegamenti, spostamenti dolci e ritmici del corpo, delle gambe, del bacino, del busto sono sempre utili e spesso graditissimi nella gestione delle sensazioni del travaglio.

Allo stesso modo durante il parto, ossia nel cosiddetto periodo espulsivo, la donna deve essere lasciata libera di decidere in che posizione assecondare le spinte e partorire, sotto la guida del suo corpo e delle sue sensazioni.
Non esiste una posizione corretta, non esiste una posizione più efficace: ogni donna, se libera di fare, trova la sua.
Importante è, tuttavia, se la mamma lo richiede, aiutarla e condurla nella scoperta delle varie opzioni possibili.
In piedi, accovacciata, sdraiata su un fianco, a carponi, aggrappata ad un supporto, appoggiata con le mani al muro, abbracciata al compagno, seduta su una palla, in ginocchio, semiseduta… Le possibilità e le varianti di ognuna sono così numerose che ogni donna può inventare e sperimentare!

Ad oggi si sa che l’unica posizione concettualmente errata per travagliare e partorire è quella ginecologica.
I motivi? Sono numerosi!
Per prima, cosa rimanendo a lungo supine il ritorno venoso non è favorito: l’utero con il suo peso può comprimere la vena cava, struttura che porta il sangue dalla periferia del corpo verso il cuore e che passa proprio posteriormente rispetto l’utero. In questo modo, se il flusso non è agevolato nel suo passaggio, l’irrorazione sia della madre, sia del bambino possono risentirne.
Inoltre, la staticità dello stare a letto non aiuta quei movimenti di gambe, busto e bacino importanti per il travaglio.
Va anche considerato che durante il parto avere le gambe all’aria e quindi la mancanza di appoggio sotto ai piedi non favoriscono la capacità di spingere della donna.
La posizione litotomica, come è evidente, non sfrutta la gravità, poiché il canale del parto, a quel modo, non è direzionato verso il basso ma verso l’alto.
Va ricordato che il neonato durante il suo passaggio verso il mondo deve compiere movimenti e rotazioni che gli consentono di adattarsi alla struttura del bacino e avanzare senza ostacoli. Un aiuto che gli si può offrire è quello di sfruttare il potere della gravità, cosa che stando sdraiate con le gambe alzate ovviamente non si verifica.

Importantissima da considerare, è anche la capacità mobile del bacino: seppur se lo si immagini spesso un blocco unico, il bacino è invece una struttura complessa formata da diverse ossa (pube, ileo, ischio) che prende rapporti con altre strutture complesse (osso sacro, coccige, femori) e numerosissime articolazioni.
Durante la gravidanza per effetto degli ormoni, le articolazioni del bacino si fanno ancora più morbide ed elastiche, consentendogli di acquisire ancor più mobilità rispetto la condizione pregravidica.
Al parto, la grandissima abilità di questa meravigliosa struttura è quindi quella di muoversi, spostarsi, aumentare e diminuire i suoi diametri in base alle necessità della madre e del bambino.
Se si costringe la donna a letto o alla staticità, i movimenti e spostamenti delle parti del bacino non si possono verificare efficacemente, che si può tradurre, per dirne alcuni, con un passaggio meno agevole per il feto nel canale osseo, una maggior difficoltà della madre nell’accompagnare la discesa del suo piccolo, un aumento delle tempistiche del travaglio e del parto.

La mamma deve avere la possibilità di sperimentare, decidere, provare, cambiare, ritentare, trovare la sua modalità. E in alcun modo andrebbe ostacolata. 

Il parto è un momento fondamentale e determinante per le vite della donna e del bambino. La nascita è per il piccolo una base per la sua futura affettività, la sua futura capacità sociale e ha altre molteplici implicazioni.
La maternità, seppur per numerose donne inizi molto prima della gravidanza, getta importanti basi e grosse radici al momento del parto.
Lasciare alla donna la libertà di scegliere, la possibilità di ascoltarsi, consentirle di essere, assieme al suo bambino e a chi la accompagna, la protagonista dell’evento nascita, ha benefici a breve e a lungo termine su di lei, sul piccolo e sulla famiglia.

La donna sa partorire.
Il suo corpo può parlarle, può guidarla, può dirle cosa è meglio.
E’ mamma. Puo’ farlo.

 

 

Vademecum per genitori assonnati

Tratto dal libro “E se poi prende il vizio?” di Alessandra Bortolotti
  • E’ normale e fisiologico che i bambini abbiano risvegli notturni, di solito fino ai tre anni di età.
  • I neonati e i bambini hanno innate tutte le competenze necessarie per acquisire spontaneamente ritmi fisiologici di sonno/veglia. Basta non interferire e conoscere la fisiologia per accompagnarli serenamente verso questo atto di crescita.
  • Quando nasce un bambino i suoi ritmi di sonno sono sincronizzati con quelli della madre e continuano a esserlo nei mesi seguenti, se questi dormono vicini. Perciò la madre avrà un sonno migliore e più ristoratore se dorme vicino al suo bambino.
  • In molte culture è normale che i bambini dormano coi genitori senza conseguenze patologiche di nessun genere sia a breve, sia a lungo termine.
  • L’allattamento al seno a richiesta è tale se effettuato anche di notte, anzi, di notte il latte della mamma è ancora più facile da succhiare perché aumentano le concentrazioni materne di prolattina e ossitocina, gli ormoni dell’allattamento.
  • Fino al terzo mese di vita il bambino non attraversa stadi di sonno profondo, né secerne in maniera stabile la melatonina (un ormone che induce il riconoscimento e l’instaurarsi dei ritmi/buio), per cui non ha senso l’idea secondo cui il neonato possa “scambiare il giorno per la notte”.
  • Esistono molti libri in commercio che suggeriscono metodi per far addormentare i bambini: sono privi di qualsiasi riscontro scientifico e molte associazioni di pediatri si sono espressi sulla loro “pericolosità”. Nessun bambino è uguale a un altro e un modo di dormire uguale per tutti non esiste.
  • I genitori sono liberi di scegliere modalità e luoghi in cui tutta la famiglia dorme meglio.
  • Il sonno è un’esigenza fisiologica come mangiare, bere, muoversi: tutti i bambini a loro modo, prima o poi, mangiano e bevono da soli, camminano, dormono senza bisogno del sostegno dei genitori. Si tratta di una conquista di autonomia graduale e rispettosa dei tempi di ogni bambino e della fisiologia.
  • I bambini che hanno effettivi disturbi del sonno non sono quelli che si svegliano durante la notte, ma quelli che non riescono a riaddormentarsi anche per ore dopo il risveglio notturno.
  • Rispondere prontamente ai bisogni del bambino e ai suoi segnali, sia di notte sia di giorno, non lo vizia ma costituisce la base per la sua autostima e per la fiducia negli altri anche in età adulta.